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Sono convinto che nessuno di noi, quel pomeriggio d’inizio estate, sapesse con chiarezza del perché di quell’appuntamento nel retro del negozio di Marina, tra l’odore acre dei reagenti della macchina che stampava le foto, e le strisce di negativi appese come stelle filanti.

Subacquei allora lo erano in pochi, Gianmatteo ai tempi dell’università aveva fatto il corso a Genova alla scuola di
Duilio Marcante, Fabrizio il suo brevetto l’aveva conseguito alle Maldive in viaggio di nozze e insieme a Raffaele, usavano le bombole e sparavano in apnea spigole, saraghi e qualche rara corvina, avevano un gommone arancione ed erano stati a pesca pure in Grecia ed in Sardegna.

Mario fisico d’atleta sempre abbronzato anche d’inverno, si immergeva con le bombole riportando a terra coffe di cozze mai viste, Lucio invece, era un buon apneista, uno che aveva preso i dentici grossi e che prima di calare l’ancora su un punto buono, più che le mire a terra guardava che intorno non ci fosse nessuno.

Giancarlo pescava in coppia con un romano, bravissimo ma insopportabile, usava sempre la muta sottile senza calzari anche col gelo, dicevano che aveva fortuna sfacciata, ma gli ho visto prendere pesci da lasciare tutti a bocca spalancata, Claudio aveva la quota di un bibo Aralù acquistato in società con i compagni della squadra di pallavolo, mentre Marina aveva nuotato in piscina da ragazza, ma sono certo che il mare lo conoscesse solo fino al cartello del limite delle acque sicure, Domenico e Franco non ho mai saputo che andassero in acqua, ed io stufo di metter vermi sugli ami, da qualche anno scendevo in apnea comprando l’attrezzatura di nascosto dai miei genitori con i proventi della vendita delle cozze, avevo poco più di vent’anni e di tutti loro ero il più giovane, ma avevo catturato la mia prima spigola.

Ci aveva convocato un ingegnere di Roma allora in Abruzzo per dirigere i lavori di scavo delle gallerie della linea ferroviaria, pare fosse un istruttore importante, ci convinse a provare, organizzammo un corso, scegliemmo senza brillare di fantasia e con un’elezione molto irrituale, più che votare, ci dividemmo le cariche sociali.

Quel giorno nacque Ortona Sub, Marina l’unica donna, era il nostro Presidente.

Di certo nessuno poteva immaginare dove saremo arrivati dopo 20 anni.

Nel paese di San Tommaso, apostolo del dubbio, la diffidenza genetica degli ortonesi e la mancanza cronica di una piscina, hanno reso quegli anni difficili ma entusiasmanti, i ricordi perdono i contorni nelle pieghe del tempo, ma quanta passione per fare di notte gli oltre novanta chilometri per andare in piscina, per raccogliere i calcinacci con i secchi e lavorare d’intonaco, nelle stanze che Fabrizio aveva ottenuto in prestito dallo zio e che per anni sarebbero state la nostra sede. Arrivarono ad Ortona ospiti importanti, le gare di pesca in apnea, i primi brevetti, il primo viaggio a Sharm, la meravigliosa scoperta dell’universo Mare.

A Marina subentrò Raffaele, crescemmo ancora, la didattica fu organizzata in modo puntuale diventando autonomi, scoprimmo i mari del mondo, le gare di pesca e di tiro erano una cosa seria con tanti concorrenti di tutta la regione. Lui ebbe il grande merito di gestire le pastoie burocratiche con la Federazione e le inevitabili scissioni di chi decise di mettersi in proprio, tante emozioni, per qualcuno a cui volevamo bene, abbiamo guardato l’orizzonte con gli occhi gonfi di lacrime. Dieci anni fa in un’assemblea mi consegnarono il timone di questa barca, ascoltando avevo imparato tanto, ho accettato ignaro di cosa significasse, ma ero orgoglioso e felice, sforzandomi a fatica di tenerlo nascosto.

Oggi Ortona Sub è una bella realtà, con numeri importanti ma tali, da non farmi cadere nella trappola della retorica e dell’auto referenzialità, del compiacimento ridondante. Abbiamo costruito una società solida fatta di risultati, di progetti ambiziosi, di successi prestigiosi, di tanti ragazzi appassionati pronti a dedicare tempo ed energie per alimentare l’orgoglio di vantare questa appartenenza, a loro spero di lasciare quello che ho imparato e uno sconfinato amore per il Mare.

Ma più di ogni altra cosa, mi resteranno i sorrisi di tutti gli amici che hanno condiviso questo incredibile cammino nei colori del blu, le emozioni che ho letto nei loro occhi, cullando la speranza che se mio figlio amerà il Mare come me, possa scoprirne la bellezza posando sugli scogli, prima di un tuffo, una maglietta Ortona Sub.

 

 
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